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Perché i popoli dovrebbero dire: Dov'è il loro Dio? (Sal 79,10). Il "perché" di un popolo umiliato
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Presso il Monastero della Santissima Trinità di Ghiffa, domenica 17 febbraio, si è svolta la quinta giornata di spiritualità del ciclo organizzato dalla Nuova Regaldi e titolato: “Dio mio, Dio mio, perché?”.
Nella mattinata, Don Silvio Barbaglia ha analizzato il Salmo 79 “Perché i popoli dovrebbero dire: Dovè il loro Dio?”. Si tratta di un Salmo particolarmente “duro”: in essa viene descritta la presa di Gerusalemme da parte dei popoli nemici, con il massacro dei suoi abitanti, che non ha risparmiato nemmeno i bambini, lasciati insepolti allo scempio degli animali selvatici.
Il salmista è consapevole che la tragedia ha per causa l’infedeltà del popolo a Dio, non cerca scuse. Ma dopo il lamento, invoca il Signore chiedendo vendetta, invocandogli che ai nemici accada quello che ha sofferto Israele, ma sette volte di più. Questa parte del testo appare a noi Cristiani come un abominio, come un esempio di come ci sia una netta frattura tra l’Antico Testamento del Signore degli Eserciti e il Nuovo Testamento con il messaggio di amore e perdono portato da Cristo.
Considerando a fondo la parola del salmista, però, siamo portati a interrogarci su noi stessi. Nella sua stessa condizione non avremmo forse espresso la stessa rabbia, la stessa invocazione di vendetta? E’ plausibile. Non bisogna commettere l’errore, allora, di trascurare il punto di vista di Dio. Il salmista chiede a Dio vendetta. Dio, però, compie la sua volontà. Punirà davvero i nemici? Forse. Non li punirà? In questo caso non sta all’uomo giudicarlo, imitando Giona che non voleva predicare la conversione agli abitanti di Ninive perché, nel profondo del suo cuore, non desiderava che Dio li risparmiasse.
Il Salmo si chiude con una lode a Dio. Una lode che il popolo – il fedele – deve cantare, indipendentemente dall’azione di Dio stesso. La rabbia dell’uomo, in molti casi, è “naturale”. L’azione di Dio, però, percorre altre vie, persegue altri disegni. Non per questo l’uomo deve cessare di riconoscerlo come Signore.
Nel pomeriggio, Suor Maria Ester, della Monache benedettine del Monastero, ci ha parlato del suo rapporto con i Salmi e la Liturgia delle Ore. La regola di San Benedetto, in materia, è durissima: nella settimana vengono cantati tutti i 150 Salmi del libro. E vengono cantati integralmente. A differenza del Breviario romano, il Santo di Norcia non ha espunto le invocazioni alla vendetta, in cui si arriva ad auspicare la morte dei bambini dei nemici. Ma ha anche dato una chiave di lettura ai suoi Monaci: vedere in questo il disprezzo che l’uomo deve portare per il male e per i suoi figli, che sono i peccati.
Suor Maria Ester ci ha anche parlato della presenza delle Monache nel mondo. A differenza di quanto comunemente si pensa, clausura non è fuga, non è asocialità. Pregando i Salmi ci si mette in sintonia con il sentimento espresso dalla preghiera, che potrebbe non coincidere con quello dell’orante, ma sicuramente riguarda almeno un fratello nel mondo. E questo lo si vede nei Salmi del dolore: le Monache pregano per e con le persone che soffrono. In molti bussano alla porta del Monastero solo per raccontare le loro pene e le loro miserie. Le Monache si sentono vicini a tutti loro. Fino ad arrivare a invocare, come capitò a una giovane consorella di Suor Maria Ester, agonizzante a causa di un tumore: “Che il dolore che provo possa essere tolto a qualcuno che non ha la fede, e non potrebbe sopportarlo come cerco di sopportarlo io”. Veramente il Monachesimo è uscire dal mondo per essere nel mondo.
Dopo questo prezioso intervento c’è stato anche lo spazio per un dibattito di approfondimento che ha riguardato soprattutto il problema del peccato e del male. Il male c’è. Satana se ne è rivestito un giorno, diventando un peccato talmente radicato da non poter essere perdonato. L’uomo è libero e può scegliere. E’ debole, ma la misericordia di Dio è grande. L’importante è che l’uomo non la rifiuti e, anzi, cerchi pur con i suoi limiti di imitarla, perdonando ai suoi fratelli.

Francesco Platini


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