Descrizione evento:
Nel 1988 con un prodigio della scienza si rivelava al mondo che la Sindone di Torino era un falso medievale: la datazione al radiocarbonio, eseguita in tre diversi laboratori (Oxford, Zurigo e Tucson), aveva inequivocabilmente accertato che il sudario servito ad avvolgere le spoglie del Cristo deposto, risaliva ad un periodo compreso tra il 1260 e il 1390.
Alla scoperta venne dato grande risalto dai media e numerose furono le congetture che ne scaturirono. Il fatto che, nel medioevo, le reliquie erano preziose a tal punto che si arrivava persino a produrne di false è stato addotto come prova collaterale alla validità del referto del radiocarbonio. Qualcuno ha persino attribuito la Sindone al genio di Leonardo da Vinci.
Peccato però che quella stessa scienza che, con assoluta certezza, datava al secolo decimo terzo la Sindone, non sapesse, -e non sa ancora- spiegare come l’immagine di un uomo reduce dal supplizio della croce, possa essersi formata su un telo di lino. Lino che, forse solo per un caso, presenta un’orditura tipicamente Palestinese in uso nel primo secolo, e che nasconde nell’intimità di intrecci e fibre, pollini di piante di quella stessa terra, alcune oggi estinte.
A distanza di vent’anni il metodo del radiocarbonio come metodo scientifico di datazione di reperti di origine organica è stato affinato e migliorato, ma nello stesso tempo ne sono stati evidenziati i limiti. Una serie di clamorosi errori spingono oggi gli scienziati alla cautela: fattori come la variabilità nel tempo della quantità dell’isotopo C14 presente in atmosfera, la possibile contaminazione dei reperti da datare con sostanze organiche, e altre variabili, non sempre note al momento della datazione, rendono tale metodo suscettibile di clamorosi sbagli.
Alla luce di ciò, ma anche della devozione che la Sindone di Torino, sicuramente la principale reliquia della Passione, suscita da secoli nelle genti, senza distinzione di cultura o di censo, si riapre il dibattito sulla sua autenticità, di cui si fanno sostenitori monsignor Giuseppe Ghiberti, Presidente della Commissione Diocesana torinese per la Sindone, Bruno Barberis, direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, Gian Maria Zaccone, Direttore del Museo della Sindone.